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23
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01
-2009
La strategia di Lisbona al Comitato Economico e Sociale Europeo
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Incontro del 19.01.2009 CESE – PARTI SOCIALI La Strategia di Lisbona rinnovata 2008-2010
Il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), che da tempo è impegnato in un’attività di monitoraggio sull’attuazione della Strategia di Lisbona, ha ritenuto opportuno organizzare degli incontri con le parti economiche e sociali di alcuni paesi europei presso i Consigli Nazionali, ciò al fine di verificare l’andamento dei lavori in ambito nazionale e cercando nel contempo di operare un confronto con gli altri Stati membri. L’Italia è attualmente uno dei paesi prescelti ed alla riunione, tenutasi lo scorso 19 gennaio presso la sede del CNEL, hanno preso parte componenti dell’Osservatorio del CESE, che segue l’andamento della strategia di Lisbona, del CNEL e rappresentanti delle Parti economiche e sociali. L’apertura della discussione è stata affidata al presidente del CNEL, dott. Marzano, il quale ha sottolineato come l’organo da lui presieduto si è fin ora reso operativo nell’attuazione degli obiettivi prefissati dalla Strategia di Lisbona stilata nel 2000, ha chiarito ai presenti che intende continuare a fornire il suo contributo nella realizzazione della strategia rinnovata ed ha concluso evidenziando quello che per lui rappresenta il reale limite della Strategia in esame ed a causa del quale non tutti gli obiettivi prefissati nella stessa sono stati raggiunti. A suo avviso ciò che attualmente appare un problema per la realizzazione di tali obiettivi è il fatto che la congiuntura economica non risulta più essere favorevole al raggiungimento di questi, per cui è necessario intervenire in maniera più puntuale sulle politiche di azione ponendo alla base di tutto: COMPETITIVITA’ e COESIONE SOCIALE. Bisogna ripartire proprio dalla crisi attuale, per far fronte alla quale la strategia di Lisbona che risulta essere del tutto adeguata, nonostante sia stata progettata in un periodo diverso da quello che stiamo vivendo. A seguire, la discussione è stata incentrata soprattutto sul dialogo sorto in base alle domande effettuate dai componenti del CESE ed in particolare dal dott. Van Iersel il quale, partendo proprio da un’osservazione sull’attuale crisi finanziaria, ha invitato le Parti economiche e sociali ad illustrare i propri punti di vista a fare il punto della situazione sugli obiettivi fin qui raggiunti soffermandosi in particolare sull’esposizione delle aree d’interesse in cui hanno principalmente agito, ad illustrare le modalità d’intervento da loro attuate e quale sia stato il rapporto con le istituzioni in vista del raggiungimento di tali obiettivi. La relatrice per l’Osservatorio, l’italiana dott.ssa Florio, è intervenuta anch’essa per sollecitare le parti presenti ad esporre le proprie opinioni, lamentele, suggerimenti ed ha spiegato, poi, il perché l’Italia sia stata scelta, insieme ad altri tre paesi membri (Estonia, Romania, Repubblica Ceca), per una verifica sul campo dei risultati raggiunti e soprattutto del perché il nostro Paese rispetto agli altri appare indietro su alcuni temi importanti come l’occupazione, la partecipazione delle PES all’attuazione della Strategia di Lisbona e l’attuazione del Piano di Riforma Nazionale (quello per il 2008-2010 che è stato di recente approvato dal Governo Italiano, mentre ancora non è stato completamente attuato il precedente). Su questi temi l’Italia, ha ribadito la Florio, non ha dato prova di aver fatto passi avanti, pertanto, un confronto di questo tipo si è reso necessario per capire le ragioni di questo gap e per individuare un nuovo metodo di attuazione per colmarlo. Sono intervenute, quindi, le varie parti sociali prima fra tutte CONFINDUSTRIA, la cui rappresentante, nel sottolineare l’esigenza di sollecitare un nuovo impegno delle parti sociali, ha messo in risalto l’urgenza di accelerare la liberalizzazione del mercato energetico tenendo conto del fatto che il sistema della concorrenza non ha sortito effetti positivi sperati, tant’è che in Italia il costo dell’energia e fra i più alti, e, nonostante ci siano stati interventi a livello governativo (agevolazioni fiscali, investimenti, ecc.), risultiamo ancora essere il fanalino di coda. Da qui la necessità d’individuare nuovi piani d’intervento anche, e soprattutto, a favore delle PMI; a tal fine si proclama favorevole all’instaurazione di rapporti più stabili tra le organizzazioni datoriali ed i sindacati in modo da riuscire ad individuare la strada migliore per una ripresa economica al fine dell’attuazione di una crescita sostenibile nel nostro paese. A seguire sono intervenute le altre organizzazioni presenti che hanno esposto le proprie considerazioni sulla situazione e prospettato dei suggerimenti di azione. La CGIL ha sottolineato lo scarso confronto sulla strategia tra istituzioni e parti sociali, le quali o non sono state proprio convocate o se convocate non sono state ascoltate. Ha poi aggiunto che in merito al mercato del lavoro questo atteggiamento è stato posto in essere contravvenendo ad alcuni accordi presi col governo il quale ha agito senza tener conto di un protocollo firmato, in materia, coi sindacati: questo modus operandi non corrisponde esattamente all’idea di coesione sociale così come concepita dalla Strategia di Lisbona. Il rappresentante del CNA, nell’essere più puntuale, è intervenuto sul tema della liberalizzazione del mercato energetico sottolineando che l’aumento dei prezzi è stato determinato principalmente da un generale disorientamento avvertito proprio in merito alle politiche energetiche. Prospetta quale soluzione quella di mettere le imprese in condizione di fornire le risposte più adeguate attraverso l’attuazione delle direttive emanate in materia di servizi ed incentivando l’utilizzazione degli ammortizzatori sociali soprattutto a favore delle PMI che risultano attualmente quelle più esposto alla chiusura. A tal fine propone un riordino dei Fondi Strutturali anche e soprattutto nei confronti delle PMI. CONFARTIGIANATO, intervenendo sul punto, manifesta preoccupazione per il fatto che il dialogo tra governo e parti sociali appare attualmente fermo. Ed in un momento di crisi come questo, il voler saltare tale fase fondamentale all’attuazione degli obiettivi della Strategia, semplicemente perché bisogna intervenire tempestivamente per la risoluzione della stessa, non appare una motivazione adeguata a giustificare un comportamento volto, in realtà, ad eludere un confronto necessario per la risoluzione stessa dei problemi. Risulta, quindi fondamentale sollecitare l’instaurazione di un tavolo di confronto su quelle che a suo avviso risultano essere le priorità quali ad esempio favorire l’accesso delle PMI al credito d’imposta e la predisposizione di nuove forme d’impiego. Il rappresentante della CISL, soffermandosi, invece, sulla bontà dei soli propositi inseriti nella Strategia di Lisbona ha messo in evidenza un limite che per lui costituisce il problema principale: il fatto che l’obiettivo di Lisbona è troppo ambizioso e che per questo sta risultando difficile attuarlo. I motivi fondamentali per la CISL sono due: - l’aver inserito la realizzazione della strategia all’interno dei singoli paesi, lasciando decidere ad ognuno di essi le modalità d’intervento ed in questo non approva la funzione affidata ai Consigli Nazionali; - il fatto di non avvertire come qualcosa di vincolante il coinvolgimento delle PES nell’ambito di questo processo di crescita o almeno per lui in Italia è così. Suggerisce quindi l’individuazione di una nuova identità politico-economica di confronto per superare soprattutto l’ attuale rigidità monetaria, nodo cruciale di tutto il sistema, per evitare che gli unici rimedi fattibili siano o l’aumento di tasse o la diminuzione di spese laddove, invece, andrebbero fatti necessariamente degli investimenti. Era presente anche il rappresentante del COLDIRETTI, che è intervenuto, invece, auspicando una riforma della politica agricola comune con una maggiore informazione della comunità sul perché parte delle risorse stanziate andrebbero investite in questo settore. A seguire le varie organizzazioni hanno anch’esse esposto le proprie considerazioni in diverse aree d’interesse e formulato le proprie proposte, ad esempio la UIL ha sottolineato la necessità di trovare una soluzione unica e non lasciare che i singoli Paese si organizzino in maniera autonoma, in quanto bisogna riscontrare che forse prima andava bene la competitività tra le parti come strumento di crescita, mentre oggi appare più adeguata la coesione ed il coordinamento fra tutti quindi prediligere l’aspetto sociale rispetto a quello economico e suggerisce un progetto di riforma in cui vengano definiti in maniera chiara i ruoli e le azioni di tutte le parti attrici citate nella Strategia di Lisbona. Di contro, l’UGL puntando il dito contro la Commissione Europea, l’accusa di non aver, ad oggi, creato piani d’intervento ad hoc per ogni Pese membro in considerazione delle diverse realtà esistenti e di non avere abbastanza a cuore la solidarietà sociale, oltre alla crescita ed alla produttività. Il rappresentante CONFEDIR, dal canto suo, prima di rispondere puntualmente alle domande formulate dal CESE, ha innanzitutto ringraziato il CNEL sia dell’attività svolta in relazione al percorso della Strategia di Lisbona, sia della presente occasione di confronto. Ha poi precisato che in tema di confronto sui temi della Strategia di Lisbona, a parte le convocazioni al CNEL e ad alcune audizioni presso le Commissioni Parlamentari, a livello governativo questo non è stato approfondito ed ha assunto spesso i connotati di una semplice consultazione proforma. Sarebbe dunque necessario un approfondimento del confronto su questi temi. Il tema della governance è molto legato secondo la CONFEDIR, almeno in Italia alla attuazione del PNR nazionale e dunque in relazione a ciò la CONFEDIR ha evidenziato la necessità di un riordino effettivo, cioè strutturale, oltre che partecipato e profondo della pubblica amministrazione, che sia realmente basato sulla formazione e rivalutazione del capitale umano che è la maggiore risorsa della PA. Infine auspica un maggior coinvolgimento delle parti sociali in particolare sul tema lavoro, cercando d’individuare nuove forme d’impiego in linea con le Direttive europee, soprattutto nel settore della ricerca. Questa andrebbe potenziata e rivalutata non solo a livello universitario, ma anche a livello pubblico in generale e collegata a quella del settore privato. La ricerca infatti nella sua globalità rappresenta una risorsa che dovrebbe essere utilizzata ed impiegata appieno per la crescita e lo sviluppo del paese. Per quanto riguarda infine l’attuale crisi economica la CONFEDIR non vede vie diverse rispetto a quelle indicate dal CNEL e dalla Commissione Europea e cioè quella seguire la linea di Lisbona, che peraltro era stata già rivisitata di recente in vista di una possibile crisi internazionale che in effetti è intervenuta. Dopo aver ascoltato i vari interventi, la dott.ssa FLORIO, nel riprendere la parola prende atto del fatto che nonostante l’Italia abbia tante risorse non sia in grado di impiegarle correttamente ecco perché risulta essere indietro con l’attuazione degli obiettivi della Strategia ed ecco perché una delle prime riforme da attuare è quella delle università, attualmente inadeguate a formare professionalità, oltre ad un rilancio della ricerca in generale. Bisogna partire dal basso per risalire. A conclusione della discussione, dopo gli interventi di alcune parti del terzo settore (tra cui l’Ordine degli psicologi) la dott.ssa SANTORO in rappresentanza del CNEL, ha invitato le parti presenti, qualora lo ritenessero opportuno, a fornire un documento per rispondere in modo più puntuale alle domande formulate dai relatori, anche per commentare la documentazione distribuita in sede di incontro ed eventualmente per avanzare concrete proposte d’intervento.
Roma, 22/01/09
Resoconto a cura della dottoressa A. Franzese (CONFEDIR-MIT Dipartimento P.A.)
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